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Il 2023 appena concluso ci ha lasciato una traccia di futuro su cui la comunità umana è chiamata a lavorare alacremente. La ventottesima edizione della Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sul clima, ha prodotto delle novità che molti hanno definito di portata storica, come l’indicazione ad uscire dall’economia fossile entro il 2050. Ora però, messo da parte l’entusiasmo, occorre passare dalle intenzioni ai i fatti affinché si possa davvero avviare una transizione capace di generare vero sviluppo sostenibile su scala globale.

La COP28 recentemente conclusasi a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ha segnato un momento cruciale nel nostro impegno globale per affrontare la crisi climatica. Mentre le dirette degli eventi hanno tenuto il mondo con il fiato sospeso, è ora di riflettere sui risultati chiave emersi dalla plenaria di chiusura, che potrebbero plasmare il nostro futuro. Innanzitutto, emerge con forza la decisione di introdurre uno strumento innovativo per affrontare i danni climatici. Un fondo dedicato a mitigare gli impatti, con l’obiettivo di riparare i danni causati, segna una svolta significativa. Questo strumento non solo riconosce l’urgenza di agire, ma offre anche un mezzo tangibile per affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici, in particolare nei Paesi più vulnerabili.

Un altro passo avanti di rilievo riguarda gli accordi sulla riduzione delle fonti fossili e l’accelerazione delle fonti rinnovabili. L’impegno per triplicare le rinnovabili entro il 2030, accompagnato da una fase-out equa delle fonti fossili, sottolinea la volontà di cambiare il nostro approccio energetico. Questo non è solo un impegno verbale ma un passo concreto verso un futuro più sostenibile.

La discussione sul potenziamento di tecnologie chiave, come le rinnovabili, il nucleare, l’idrogeno e lo stoccaggio della CO2, rappresenta un elemento centrale. Queste tecnologie hanno il potenziale di trasformare il nostro panorama energetico e sono fondamentali per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Un aspetto spesso trascurato è la connessione tra sistemi alimentari e crisi climatica. Per la prima volta, 134 paesi hanno firmato un accordo per la transizione verso sistemi alimentari sostenibili. Questo riconoscimento è essenziale, considerando che il settore alimentare rappresenta un terzo delle emissioni totali. L’impegno per una transizione sostenibile è un passo significativo verso una gestione più consapevole delle risorse.

Un segnale di solidarietà si riflette nell’introduzione di un fondo di investimento da 30 miliardi a supporto dei paesi del sud del mondo. Questo atto di equità è fondamentale per affrontare le disuguaglianze economiche nella lotta contro il cambiamento climatico.

In conclusione, mentre il testo finale della COP28 è stato approvato con una velocità senza precedenti, ora è il momento di passare dalle parole all’azione. La conferenza ha gettato le basi per un futuro sostenibile, ma la vera sfida inizia ora: tradurre gli impegni assunti in azioni concrete per garantire un mondo più resiliente e equo.

 

Chiara Scialdone

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